Airbnb e cedolare secca: ultimi aggiornamenti per gli Host in Italia

Dopo le recenti discussioni e il caos fiscale che ha coinvolto le locazioni brevi, una nuova comunicazione di fondamentale importanza giunge ora da Airbnb per tutti gli host italiani, in particolare per coloro che operano nel settore delle locazioni brevi senza essere professionisti. A partire dal 15 luglio 2025, la piattaforma inizierà a informare gli host riguardo all’applicazione della ritenuta fiscale del 21%, nota come “cedolare secca”, sui loro guadagni.

Questa misura fiscale, come noto, è prevista dalla legislazione italiana e impone a piattaforme come Airbnb l’obbligo di riscuotere e versare tale imposta direttamente all’Agenzia delle Entrate. La notizia riveste un’importanza cruciale per migliaia di proprietari e gestori che utilizzano la piattaforma per affittare le proprie proprietà, poiché inciderà direttamente sui loro introiti netti. È quindi imperativo che gli host prendano atto di questa direttiva e agiscano di conseguenza per evitare trattenute indesiderate.

Scadenze imminenti e opzioni per gli Host

Airbnb ha specificato una tempistica ben definita per gli host che preferiscono gestire autonomamente i propri obblighi fiscali.

Gli host che hanno optato per questa modalità avranno a disposizione due settimane di tempo, a partire dal 15 luglio, per fornire le informazioni necessarie a confermare la loro esenzione dall’applicazione della ritenuta fiscale da parte di Airbnb. Questo breve lasso di tempo sottolinea l’urgenza dell’azione richiesta.

La piattaforma ha chiarito che gli host dovranno dimostrare attivamente di rientrare in una delle categorie escluse dall’obbligo di ritenuta alla fonte. Questa finestra temporale limitata richiede una risposta rapida e informata da parte di tutti gli interessati, onde evitare l’applicazione automatica della ritenuta.

Quali informazioni saranno richieste?

Per essere esentati dalla ritenuta del 21%, gli host dovranno fornire specifiche attestazioni o informazioni ad Airbnb. Ad esempio, la piattaforma richiederà la conferma del proprio numero di partita IVA, qualora l’host operi con tale regime.

In alternativa, gli host potranno dimostrare di offrire servizi aggiuntivi oltre alla semplice locazione, come ad esempio la somministrazione di pasti, servizi di pulizia specifici, o altre prestazioni che configurano l’attività come non puramente di locazione breve.

Queste eccezioni indicano che la ritenuta si applica principalmente alle locazioni semplici, senza servizi accessori che caratterizzino un’attività imprenditoriale più complessa. Pertanto, ogni host deve valutare attentamente la propria situazione fiscale e l’offerta dei propri servizi per determinare se rientra nei criteri di esclusione. La chiarezza in questo passaggio è fondamentale per garantire la corretta applicazione delle normative.

Quali sono le conseguenze della mancata risposta

È fondamentale comprendere le implicazioni di una mancata risposta entro la scadenza fissata. Airbnb ha chiaramente indicato che, in assenza di un riscontro da parte dell’host entro il termine stabilito, applicherà automaticamente la ritenuta del 21% sui guadagni.

Questo significa che una porzione significativa degli incassi degli host verrà direttamente prelevata da Airbnb e versata all’Agenzia delle Entrate, senza ulteriori avvisi o possibilità di retroattività. Tale automatismo sottolinea l’importanza di agire prontamente. Gli host che non desiderano subire questa trattenuta automatica devono quindi assicurarsi di fornire tutte le informazioni richieste entro la data limite.

Si ritiene pertanto necessario che gli host di monitorino attentamente le comunicazioni di Airbnb riguardanti le ritenute fiscali e di prepararsi per adempiere a queste nuove disposizioni in modo tempestivo ed efficace.

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