Ma ‘ndo vai se il passaporto non ce l’hai?

Alberto Sordi e Monica Vitti ne avrebbero fatto una canzone irriverente, ma il passaporto del viaggiatore potrebbe essere la chiave di volta per salvare il turismo. Un nuovo modo per far sentire sicuri i potenziali viaggiatori che potrebbe far tirare un sospiro di sollievo a tutto il comparto a livello mondiale.

Negli Stati Uniti è attiva una app che permette di andare a teatro o agli eventi sportivi nella città di New York; in Cina è stato introdotto un pass sanitario digitale in via sperimentale; in Islanda da marzo le frontiere sono state aperte ai viaggiatori di tutto il mondo forniti di certificato; in Israele il passaporto vaccinale è ufficiale dal 21 febbraio scorso. Il paese, che ha già vaccinato più del 60% degli israeliani, ha riaperto ristoranti, musei e locali e molti di questi sono disponibili solo per coloro che possono mostrare il “pass verde”.

In Europa, la Commissione Ue racconta di un progetto realizzabile in estate: un QR code ottenibile da chi si è sottoposto alla vaccinazione o è risultato negativo a un tampone, oppure è guarito dopo aver contratto il virus.

Purtroppo però, la strada appare ancora in salita. Non sembrerebbe facile trovare il modo per far comunicare tra loro codici e tecnologie delle singole App nazionali. Già si rumoreggia sulla gestione dei dati personali e della privacy dei viaggiatori. Qualcuno polemizza su presunti rischi di carattere sociale per cui si rischierebbe di discriminare i paesi che non hanno mezzi e strutture per vaccinare.

Alcuni paesi, come Grecia e Danimarca, stanno provando progetti paralleli e anche in Italia manca ancora un progetto uniforme nazionale sebbene la Regione Lazio prova ad anticipare i tempi, predisponendo il rilascio di un certificato telematico ai residenti vaccinati, e l’ex CEO di Vodafone Vittorio Colao ha lasciato intendere che si potrebbe pensare di utilizzare la già esistente App Immuni.

Insomma, idee confuse, tempi non chiarissimi e poca collaborazione tra paesi creano lacune ancora importanti. Se l’obiettivo è avere presto regole certe per ripartire, la speranza è che polemiche e pregiudizi politici lascino presto il posto a più concreti intenti produttivi.

Eva Songini