Nuovo Dpcm e settore turistico: Alcune riflessioni

L’ennesima cancellazione di questi mesi è arrivata vie email all’indirizzo di posta elettronica della mia struttura ricettiva commentata in calce: “saranno chiusi dalle 18.00 i ristoranti ed è stato sconsigliato di incontrare in spazi chiusi o domestici persone non congiunte, purtroppo con queste premesse non ce la sentiamo di confermare la nostra prenotazione”.

Come biasimarli?

il Dpcm 24 ottobre 2020 che introduce le nuove limitazioni, in vigore fino al 24 novembre,  per contrastare l’attuale Pandemia Covid 19, non prevede restrizioni aggiuntive per le attività del settore ricettivo oltre alle linee guida già note dai precedenti protocolli, e non è stato introdotto il divieto di spostamento tra Regioni, ma non si può negare che questa nuova stretta sulle attività incida negativamente su tutto il settore turistico.

Al comma 4 dell’articolo 1 si apprende che è fortemente raccomandato a tutte le persone fisiche di non spostarsi, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi.  Confermata la sospensione di convegni e congressi in presenza. Sospesi i viaggi d’istruzione, le iniziative di scambio o gemellaggio, le visite guidate e le uscite didattiche. Chiusi gli impianti nei comprensori sciistici. Seppur restano aperti Musei e altri luoghi della cultura, il timore è che, il solo sconsigliare da parte del Governo gli spostamenti per Turismo, ponga le strutture ricettive in una sorta di paralisi forzata, che potrebbe avere effetti economici devastanti.

Condividendo l’esigenza di intervenire in modo drastico sulla quotidianità per prevenire un ulteriore peggioramento della situazione sanitaria, è importante porre l’attenzione su un particolare: le attività alberghiere (ed extralberghiere) non sono allo stato attuale considerate “attività penalizzate” dalle nuove restrizioni e non parteciperanno alla fase di riprogrammazione dei sussidi previsti per questa fase, non essendo state limitate esplicitamente dal Decreto.

In alcune città, l’opposizione già si organizza per strumentalizzare la sofferenza di molti imprenditori del settore a favore della sterile polemica politica.

Ma qual è la risposta migliore che la nostra categoria può dare?

Impegnarsi nel rispettare ed agevolare tutte le norme di distanziamento e disinfezione degli ambienti che possano garantire viaggi in sicurezza ma anche trovare una voce univoca, apartitica, programmata ed intelligente che possa farsi sentire, per non lasciare nell’oblio un settore fondamentale per l’economia nazionale che copre circa il 15% dell’occupazione totale (Fonte Enit – 2018).

 

 

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